Intorno al monologo del Portiere: fonti, contesti e livelli comunicativi del “Macbeth" realizzato da Shakespeare

Gerardo Guccini

Abstract


Il Macbeth è, al contempo, una tragedia notissima e compatta, una delle più concise ed essenziali del canone shakespeariano, e un’opera sfuggente perché attraversata da molteplici riferimenti e allusioni, che stabiliscono, fra mondo diegetico e realtà contemporanea, interferenze talmente articolate e interconnesse da includere, in tale dilatazione drammaturgica del dramma, un secondo livello di carattere sostanzialmente politico e dedicato ad argomenti immediatamente riconoscibili dagli spettatori contemporanei.Si tratta dell’emblematico personaggio di Banquo, mitico progenitore degli Stuart e figura del fidente attendismo della religione riformata a fronte del sanguinario libero arbitrio di Macbeth; dell'ascesa al trono d’Inghilterra (1603) di Giacomo I Stuart, fino ad allora re di Scozia col nome di Giacomo VI; della Congiura delle Polveri (novembre 1605), che, ordita da un gruppo di cattolici, per un soffio non cancellò dalla faccia della terra Camera Alta e Bassa, clero e famiglia reale; del carattere rigenerato della nuova monarchia, che, riuniti nelle mani di uno stesso sovrano i regni di Inghilterra e Scozia, realizzava un’unità sovranazionale che si incominciò a denominare Gran Bretagna.


Parole chiave


Prassi teatrale; Shakespeare; Drammaturgia

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DOI: 10.6092/issn.2039-9715/8837

Copyright (c) 2018 Gerardo Guccini

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