La “musica degli angeli”: Josquin Desprez al liceo

Cesarino Ruini

Abstract


La musica e il canto, presenti in ogni forma di culto, nel rito cristiano hanno assunto fin dalle origini una connotazione tutta particolare, nella quale si sono fusi tradizione giudaica e neoplatonismo: ogni manifestazione musicale nella liturgia ha come proprio modello la lode perenne tributata a Dio dai cori angelici. Questa concezione, combinata con la dottrina pitagorica dell’armonia delle sfere, costituì per tutto il Medioevo l’impianto fondamentale della teoria musicale e il parametro estetico di riferimento per ogni manifestazione sonora, soprattutto in contesti devozionali (canto gregoriano, polifonia). Determinante per l’elaborazione da parte dei musicisti di forme e tecniche compositive dall’epoca carolingia in poi, tale stereotipo, associato a una concezione cosmologica imperniata sulla musica regolata da rapporti aritmetici, trovò espressione in capolavori pittorici di grande impatto visivo, comportò l’adozione di particolari soluzioni architettoniche negli edifici sacri, trovò manifestazione scenica nei primi drammi liturgici, ma soprattutto fu il prototipo della struttura del Paradiso dantesco. Il mottetto a 24 voci Qui habitat di Josquin Desprez viene interpretato alla luce di queste categorie che costituivano un modello estetico per il musicista del Medio Evo e del Rinascimento e rappresentano un catalizzatore didattico straordinario, perché implicano percorsi trasversali tra diverse discipline scolastiche (filosofia, storia dell’arte, letteratura), tutte tese a recuperare il senso della reciproca ispirazione tra le arti in una stagione particolarmente proficua della nostra cultura.


Parole chiave


Polifonia; Rinascimento; Armonia universale; Cori angelici; Liturgia

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DOI: 10.6092/issn.2039-9715/10194

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