"Di vedere e non vedere": lo spettatore all'opera

Paolo Fabbri

Abstract


Fresco di qualche spettacolo, o riflettendovi a freddo, mi sono chiesto più d’una volta: di un melodramma del passato, perché trovo indispensabile che oggi si restituisca in palcoscenico un testo letterario-musicale storicamente e filologicamente accertato, e non ho invece la medesima esigenza sul piano visivo? Oppure: perché, nella riproduzione domestica di un’opera, preferisco ascoltare alla cieca un cd, immaginandone la dimensione scenica, piuttosto che vederne un’esplicita realizzazione in dvd? (A scanso di equivoci: nel pormi il primo di questi due interrogativi non mi riferisco a quella che molti, ma impropriamente, chiamano ‘esecuzione filologica’; la filologia ha come punto d’arrivo quello che per l’esecuzione è giusto il punto di partenza, ossia proprio il testo accertato: sono dunque campi che confinano, ma hanno pertinenze diversissime.)

Parole chiave


melodramma; didattica; ascolto;

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DOI: 10.6092/issn.2039-9715/2019

Copyright (c) 2011 Paolo Fabbri

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